Il futuro del lavoro

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Il futuro del lavoro

In che modo le nuove tecnologie stanno trasformando le attività

La tecnologia ha da tempo apportato cambiamenti alla natura del lavoro e alle competenze richieste per i lavori più desiderabili e meglio pagati. Fino a poco tempo fa, la tecnologia – persino la robotica – ha avuto la tendenza di automatizzare compiti ripetitivi, per lo più faticosi, a volte noiosi, di solito pericolosi.

L’emergere dell’intelligenza artificiale (Artificial Intelligence) e dell’apprendimento automatico (Machine Learning) pongono una nuova serie di opportunità e di grandi sfide per l’organizzazione del lavoro e per i singoli lavoratori. Le attività che potranno essere eseguite attraverso il machine learning hanno una portata molto ampia, decisamente più estesa e pervasiva rispetto alle tecnologie precedenti.

Tutto ciò modificherà il valore e le modalità dell’apporto che i singoli potranno materialmente creare per le organizzazioni di appartenenza. Allo stesso modo, le figure apicali preposte all’interno delle aziende alla distribuzione e valorizzazione economica delle singole delle attività, dovranno reinventare i compiti creando dei percorsi di innovazione delle competenze collegandole alle aggiornate modalità di creazione di valore.

Poiché l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico trasformano le aziende e rimodellano i settori economici, gli innovatori dovranno considerare, oltre alle implicazioni organizzative e aziendali, anche gli impatti sulla società. Il MIT-IBM Watson AI Lab si è impegnato in una ricerca finalizzata ad aprire uno squarcio di luce sulle esternalità legate alla riorganizzazione delle attività all’interno delle professioni.

Le principali evidenze emerse.

  • pochi lavori scompariranno del tutto, quello che si sta modificando notevolmente è come materialmente questi lavori si svolgono;
  • osservando l’impatto dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico sulle attività per sette anni, i dati mostrano che tra le attività più adatte all’apprendimento automatico (ad es. la pianificazione), ai lavoratori è stato chiesto di eseguire, in media, 4,3 attività in meno;
  • al contrario, tra i compiti meno adatti all’apprendimento automatico (ad es. progettazione, conoscenza del settore), ai lavoratori, è stato chiesto di svolgere, in media, 2,9 compiti in meno;
  • le attività che hanno maggiori probabilità di essere svolte dall’intelligenza artificiale o dall’apprendimento automatico stanno scomparendo dalle esigenze dei datori di lavoro più spesso di quelle che hanno maggiori probabilità di essere svolte da un lavoratore.

In sintesi, per ora, il passaggio da lavoro svolto dall’uomo a attività realizzate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico, è stato sostanzialmente modesto. Ciò ha consentito alle organizzazioni e ai singoli lavoratori di adattarsi al cambiamento riorganizzandosi.

Le attività che creano valore tendono a richiedere competenze trasversali

La tecnologia riduce il costo di alcune attività ma aumenta il valore delle attività rimanenti. Compiti che richiedono abilità intellettuale e intuizione, nonché, in una certa misura, flessibilità fisica, buon senso, giudizio e creatività, tendono ad aumentare di valore.

Ecco alcuni esempi che emergono dalla ricerca:

  • le occupazioni dove è richiesta una conoscenza “verticale” del settore sono in aumento unitamente alle retribuzioni. Viceversa, le retribuzioni per le attività di produzione sono diminuite in valore;
  • nel settore dei servizi e della cura della persona le retribuzioni per le attività di progettazione – come il design digitale – sono mediamente aumentate;
  • Le attività di progettazione e design stanno aumentando di valore. Le attività di progettazione tra cui il design industriale, l’interfaccia utente, la customer experience, hanno aumentato costantemente il valore.

Le attività di progettazione richiedono un pensiero innovativo, che unisce profonda conoscenza ed esperienza.

Yuval Noah Harari nel recente “21 Lessons for the 21st Century” affronta il tema della creazione di nuovi posti di lavoro spiegando che l’attività di riqualificazione non sarà nella vita delle persone uno sforzo una tantum; la rivoluzione dell’intelligenza artificiale non sarà un unico evento sul quale il mercato del lavoro si riassesterà creando un nuovo equilibrio. Già oggi sono poche le persone che pensano che continueranno a fare lo stesso lavoro fino alla pensione, andando sempre più avanti anche l’idea di una sola professione nella vita sarà superata. Lo snodo in più di Harari è il seguente:” anche se potessimo continuare a inventare nuovi posti di lavoro e riqualificare la forza lavoro, dovremmo chiederci se l’umano medio riuscirà ad avere la resistenza emotiva necessaria per una vita costellata da questi sconquassi senza fine. Il cambiamento è sempre fonte di stress, il mondo frenetico degli inizi del XXI secolo ne ha causato già un’esplosione a livello globale”.

La sfida posta all’umanità dalle tecnologie informatiche e biologiche è forse molto più seria di quella affrontata dalla fine del 1800 alla nascita di internet di 20 anni fa. Non possiamo permetterci di sbagliare.

2020-02-20T12:07:49+00:00