Quando crolla un paradigma resta solo da fare un salto nel nuovo e nell’ignoto

//Quando crolla un paradigma resta solo da fare un salto nel nuovo e nell’ignoto

Quando crolla un paradigma resta solo da fare un salto nel nuovo e nell’ignoto

Il 12 novembre us Susanna Mensiteri e Maurizio Carmignani hanno condiviso una conversazione all’interno di un Webinar organizzato da Lazio Innova. Vi riportiamo una sintesi ragionata dei contenuti emersi.

Una nuova ondata di casi di Covid-19 e la reintroduzione delle restrizioni di viaggio hanno arrestato la ripresa del turismo europeo, con un calo del 68%[1] degli arrivi di turisti internazionali in Europa a metà anno rispetto al 2019. Questo secondo l’ultimo rapporto trimestrale della Commissione Europea dei Viaggi (ETC) “Turismo Europeo”: Trends & Prospects” per il terzo trimestre 2020, che ha seguito da vicino l’evoluzione della pandemia durante tutto l’anno e ne ha analizzato l’impatto sui viaggi e sul turismo.

L’ETC ha invitato i governi europei ad unire le forze per concordare soluzioni comuni per ripristinare la libertà di viaggio e incoraggiare la domanda di viaggi in Europa

Il turismo rappresenta il 13% del Pil italiano, un comparto rappresentato da 33.166 strutture alberghiere che contano 2,25 milioni di posti letto che rendono l’Italia prima in Europa per disponibilità turistica. È uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi del Covid. Se utilizzassimo questo periodo per fare del turismo una priorità strategica per il paese, sarebbe un bene. Se passassimo dalla moltiplicazione dei messaggi su base regionale, ad una visione strategica complessiva in grado di far emergere le differenze e l’articolazione di una nuova offerta pensata, aggiornata e digitalizzata, in grado di passare dal fai da te e la polverizzazione, alla leadership globale. Se utilizzassimo il Pnrr dando rilievo al settore sarebbe una iniziativa lungimirante.

Il comparto turistico italiano ha un potenziale inespresso legato alla forte stagionalità del settore, dovuta a vincoli strutturali e di organizzazione del lavoro di stampo fordista e limitata promozione e sviluppo di offerta per la bassa stagione. Più del 50% del valore diretto dell’indotto è concentrato solitamente tra giugno e settembre, con strutture sottoutilizzate per gran parte dell’anno: media utilizzazione 67% ad agosto vs 16% a novembre. Inoltre, pur presentando un incomparabile patrimonio paesaggistico e culturale, l’Italia presenta ancora molti territori e destinazioni dal potenziale turistico inespresso.

Il 60% del valore del comparto è generato in 5 regioni (Trentino-Alto Adige, Lombardia, Toscana, Lazio), da 4 prodotti città d’arte (FI, VE, MI), Lago di Garda, Trentino-Alto Adige e Riviera Adriatica. Vi sono territori dal potenziale inespresso, specie al Sud. A titolo esemplificativo a Sicilia ha estensione costiera e condizioni logistiche/climatiche comparabili alle Baleari, ma i livelli di presenze sono 10 volte inferiori.

Il patrimonio diffuso dell’Italia (es edilizio, storico, culturale e paesaggistico) non è valorizzato a pieno dal punto di vista turistico.

Tuttavia, a differenza dei principali Paesi competitor, negli ultimi anni l’Italia ha compiuto sforzi limitati per sviluppare nuovi “prodotti verticali”, legati a passioni o esigenze specifiche (come, ad esempio, il golf per la Spagna, che è diventata il leader europeo del settore con il 35 della quota di mercato). Proprio su questo ultimo punto, vale la pena di soffermarsi per ricordare come, quando si decide di elaborare una strategia e successivamente ci si organizza concretamente per realizzarla, i risultati arrivano.

La recessione dei viaggi offre l’opportunità di riconsiderare e “reimpostare” le politiche turistiche per il futuro, con una maggiore attenzione alla diffusione dei visitatori (e conseguenti vantaggi e costi) in modo più uniforme tra località e attrazioni.

L’allontanamento sociale richiesto durante la pandemia ha spinto la domanda verso zone meno conosciute e lontano dalle zone calde del turismo.

Siamo alla fine della stagione del turismo compulsivo?

Il Covid-19 ha minato alla base uno dei valori fondanti della globalizzazione: la libera circolazione delle persone creando paura diffusa tra gli esseri umani, soprattutto nei confronti di altri esseri umani. Barriere più alte dei confini.

Il turismo ha mostrato da un lato la sua potenza economica, dall’altro la sua fragilità.

La sua crescita sembrava inarrestabile (nemmeno le torri gemelle e la crisi del 2009 avevano potuto fermarla, ma solo rallentarla per un tempo assai limitato)

Il peso economico del turismo (sempre sottovalutato) si è rivelato determinante nella crisi delle città (d’arte, capitali, le top destination ovunque non solo in Italia) che all’improvviso sono rimaste senza il flusso di carburante continuo che esso costituiva per ristoranti, bar, esercizi commerciali, brand del lusso, trasporti locali, ricettività alberghiera e ricettività diffusa, musei, luoghi d’arte, di cultura, per tutti i servizi che per i turisti sono fondamentali ma per i quali soprattutto i turisti sono l’unico mercato o quasi (es. guide turistiche). Un tessuto che privato già della presenza dei lavoratori messi in smart-working resta ora come un set cinematografico abbandonato e destinato, in assenza di interventi di ripristino, al rapido degrado e collasso. Dopo meno di un anno già lo possiamo constatare.

È stato sottovalutato anche il tempo del Covid-19: pensavamo che tutto fosse finito o quasi con l’estate. Le previsioni peggiori vedevano nell’autunno del 2020 e al massimo nel primo trimestre del 2021 una ripresta totale o quasi del turismo soprattutto internazionale (OECD 06/2020). Uno tsunami, insomma, che però una volta che l’onda si ritira, lascia macerie, ma scompare e tutto può ricominciare.

Abbiamo capito invece che i tempi saranno altri, molto molto più lunghi, e che ‘dopo’ tutto non sarà come prima. La nuova normalità è ancora tutta da scrivere anche nel turismo, anzi forse tanto più nel turismo che nella sua trasversalità di modello di business, di catena operativa di soggetti di filiere diverse, di fondale di geografia fisica, politica e relative regole richiede una sincronia totale per potersi riavviare a pieno ritmo o per ricostituirsi, in particolare, secondo modelli diversi.

In sintesi siamo passati

DA                                                        A

 

Overtourism                                       Undertourism

Urbanocentrico                                  Urbanofobico

Fast                                                       Slow

Mordi e fuggi                                      Degusta, rallenta e fermati

Tutti insieme appassionatamente Via dalla pazza folla

Usa e getta                                          ‘no’… , ‘…free’, ‘recycled’: sostenibilità declinata in ogni sfumatura

Confusione                                         Silenzio

Turistifici di massa                          ‘bubble’ per pochi, pochissimi galassie di  destinazioni ‘monadi’  per i nuovi viaggiatori

80/20 (stranieri/nazionali)           20/80 (stranieri/nazionali)

Vacanza tutto compreso                 esperienza su misura

Più lontano possibile                       più vicino possibile (scoprire la nostra ombra)

2020-12-16T10:53:02+00:00